ho l’impellente bisogno di trascrivere quello che ho scritto sul taccuino ieri in aeroporto. mentre aspettavo l’aereo che aveva un’ora di ritardo, e piangevo da più o meno cinquanta minuti, quando salita sul pullman in viale belgio ho guardato dario, daniela e viviana salutare senza vedermi, poi mi sono girata e ho visto il sole che scendeva verso il tramonto.
quindi. copio paro paro senza aggiungere o togliere nulla. e mi crogiolo nell’angoscia dell’immobilità.
per ora.
[fareste bene a mettere in loop "vecchi difetti" dei marta sui tubi, o tutto sushi e coca, mentre leggete qua sotto]
Tutto ciò da cui stavi fuggendo torna come valanga più grande che ti trascina al punto di partenza se vestirai vecchi difetti
Vv che piange. Dario che scherza. Daniela che sorride.
Ora arrivo in fondo e non so cosa dire
Palermo guarda il sole tramontare. Palermo ribolle di traffico caldo smog umidità delirio anacronistico entropia. Palermo che in via Maqueda il profumo del mare non te lo lascia percepire. Palermo che risplende e luccica sui vetri dei palazzi e abbaglia come un flash troppo forte. Palermo che è sfregiata eppure irresistibilmente bella. Palermo che si infiltra nelle mie narici, nei timpani, in bocca, tra le dita, fra i capelli. Palermo che tocca sfiorando colpendo accompagnando. Palermo si lascia guardare senza fissarmi troppo a sua volta. Palermo che mi entra dentro, non mi lascia e non si fa lasciare. Palermo non promettere. Palermo mantieni.
e non si spegne mai e non si spegne mai e non si spegne mai e non si spegne
ècomesequidentrostessefermoqualcosadamoltodatroppotempo
equestopostolosmuoveeiosonoiomasonounaltraesonosempreio
emipiacciodipiùevogliodipiùecapiscodipiù
ecrescoridocadotornopartorestovedoguardoascoltorespiro
Goditi i tuoi lividi, i tuoi brividi
e poi specchiati
altalene che restano ferme a metà perchè non pesi niente
Io non voglio partire di qui: io voglio tornare qui. Perchè quando si torna, si torna a casa.
perchè il destino è solo conseguenza delle cose che fai
oppure delle cose che in quel cazzo di momento non hai fatto mai
Quand’è che ho capito davvero che è inutile stare a contarsela e usare il condizionale e i “se”, perchè voglio proprio venire qui?
Le parole sono bolle d’aria che si formano sotto la lingua
Quando, la prima sera, in macchina verso Mondello io, Vivi, Dario, Daniela e Rino cantavamo a squarciagola sweet child o’mine. Finestrini abbassati e aria nei capelli. Dammi aria nei capelli e disordine benefico. Flash. [thanks Chuck]
Forse è l’aria intorno, forse è l’aria.
Tutte le volte che Viviana, sorridendo e facendo una vocina da cartone animato, mi chiedeva “Divertita ciccia?”. Tutte le volte che parlavo con Viviana di qualsiasi cosa. E mi meravigliavo. Di lei di me o di me con lei o qualcosa del genere.
Le cose cambiano, rapide più dei perchè
le cose scelgono, scelgono loro per te
poi si trasformano, rapide più dei perchè
Quando, mentre andavamo al Rocket, mi è venuto in mente della prima volta che ci sono andata, quando * mi fece la sorpresa, e non ho provato nostalgia: non ho pensato niente all’infuori di “povero codardo”.
odio sorprendermi e stare a un passo dal bisogno
di voler fare ancora un passo in più
Quando, dopo aver sbrigato faccende varie all’università, me ne sono andata al foro a leggere in attesa che fosse ora di pranzare con Vivi, e davanti a me c’era solo il blu. Sopra. E sotto. E dentro.
Domande per rispondere a domande senza risposta
Mi è venuto in mente quel pezzo di The Hours, alla fine, quando Laura Brown spiega perchè ha lasciato la famiglia ed è scappata: “lì c’era la morte. io ho scelto la vita”.
aggiungerò quanto basta di quello che resta di me
mescolerò lacrime ghiacciate e spremute di dolore
Ora, io non penso necessariamente che lì, a casa, ci sia la morte: sarebbe eccessivo e peccherei di irriconoscenza verso coloro che più mi amano al mondo.
Ma i gioielli più preziosi, sia materialmente che affettivamente, non si tengono sempre addosso. Li si portano nelle occasioni più importanti, e poi li si ripone con cura in una custodia delicata e prestigiosa.
Questo è ciò che io devo fare con la mia famiglia. Amarla con tutto il cuore. Ma da lontano.
Sciogliere i nodi.
O quantomento allentarli.
Riuscire, finalmente, a vedermi “altra da loro”.
Altra da lei.
Con tutto l’amore del mondo.
Soprattutto con tanto amore per me stessa.
Questa ragazza è morta un po’. Per troppo tempo.
Adesso deve ricominciare a vivere.
Deve amarsi. Deve imparare a volersi bene, una strafottutissima volta per tutte.
Deve imparare cosa significa avere stima di sè. E forse questo lo sta già facendo.
Il sole è tramontato.
Tornerà domani. Sempre uguale e ogni giorno un po’ diverso.
E non so dove, ma arriverò puntuale.
(Aeroporto di Palermo – Punta Raisi. 18 maggio 2009)