Metafisica dei tubi

E fu così che feci conoscenza con Amélie Nothomb. E con la sua sagacia.
Ho il vago sospetto che non proseguirò a breve nella lettura di libri suoi. Ho un impellente bisogno di leggere qualcosa di Cortazàr, e poi dopo aver visto Paul Auster da Fazio nella puntata speciale su Saviano voglio davvero leggere la trilogia di New York. E poi mi piacerebbe tanto leggere McMafia.

breve inciso: Pasqua = io e il mare. sì, c’era un bel sole [nonostante le previsioni] e siamo andati al mare. e io stavo seduta sugli scogli con l’infinito davanti e ho pensato che.
perchè il punto è che secondo me vivere in una città col mare ti cambia la vita. questo, naturalmente, implica che tu non abbia mai vissuto in un luogo di mare. innanzitutto, perchè ti restituisce un senso di finitezza che spesso perdi, se non c’è il mare. quando cammini in un luogo di montagna o comunque non bagnato da masse d’acqua più o meno gigantesche, puoi andare avanti per tutto il tempo che vuoi. non c’è mai niente che ti ferma. casomai un passaggio a livello chiuso, o un ponte crollato. allora ti devi fermare. però vedi la prosecuzione del lembo di terra sul quale ti trovi, oltre quell’impedimento: la vedi. come se potessi andare avanti all’infinito. camminare in un luogo di mare equivale a giungere, prima o dopo, alla barriera. non si può andare più in là di così. o meglio, si può fare, ma non così agevolmente come mettere i propri passi uno in fila all’altro. c’è una finitezza, che è la propria, che viene evidenziata. e a volte uno si perde talmente tanto nella commiserazione dei suoi pensieri e delle sue tristezze che gli sembra che non ci sia mai una fine. invece c’è, guardala qui. e questo è un gran merito, del mare.
e poi allo stesso identico tempo avere la possibilità di stare a contemplare il fatto che si è finiti, di fronte al mare, rimanda necessariamente all’infinto. perchè non si vede altro che l’azzurro che si perde fino a confondersi con il cielo, senza rendersi bene conto di che cosa succede davvero, là in fondo, e sapendo che quel “là in fondo” oltretutto è un luogo fittizio destinato a spostarsi insieme al nostro movimento. perchè il mare non finisce, e se finisce è davvero in un momento impercettibile che non si riesce a imprimere [e ce l'ha insegnato Baricco questo]. io sono nata in montagna e ho vissuto per sedici anni in un paese a 800 metri d’altezza. dal balcone di casa si vedeva un panorama non indifferente. ma la linea dell’orizzonte era sempre netta, precisa, si distingueva immediatamente dove finiva la terra e dove iniziava il cielo. al mare questa linea è molto più indefinita. l’indefinitezza rimanda all’infinito, l’infinito stimola il flusso di coscienza. il flusso di coscienza può essere davvero una salvezza a volte. sempre ricordandosi che siamo infiniti ma anche finiti.
io penso di aver molto bisogno del mare. e penso anche che se non avessi vissuto in montagna per tutti questi anni ora non capirei le possibilità e le sottigliezze di un dettaglio geografico come questo. i campanacci delle mucche al pascolo, le voci dei grilli e delle cicale che mi svegliavano al mattino, il dialetto piemontese e le parate degli alpini, i ricordi dei nonni partigiani e il sale sulle strade per prevenire il ghiaccio in inverno mi hanno insegnato e regalato una serie di cose. adesso credo di aver appreso più o meno tutto quello che potevo apprendere, e voglio qualcos altro.

comunque. tornando alla nothomb:

“Vivere vuol dire rifiutare. Chi accetta ogni cosa non è più vivo dell’orifizio di un lavandino. Per vivere bisogna essere capaci di non mettere più sullo stesso piano, al di sopra di sè stessi, la mamma e il soffitto. Bisogna rinunciare a uno dei due e decidere di interessarsi o alla mamma o al soffitto. L’unica scelta sbagliata è quella di non fare una scelta.”

“Ci sono imprevisti fisici e imprevisti mentali. Ma la gente nega decisamente l’esistenza di questi ultimi: non se ne parla mai come motori dell’evoluzione. Eppure non c’è niente di più fondamentale, nel divenire umano, degli imprevisti mentali.”

“Il diletto rende umili e colmi di ammirazione nei confronti di ciò che l’ha reso possibile; il piacere sveglia lo spirito spingendolo alla virtuosità e alla profondità. E’ una magia talmente potente che, in mancanza di voluttà vera e propria, la sola idea è già sufficiente. Dal momento che esiste questa nozione, l’essere può ritenersi salvo. E la trionfante frigidità, invece, è condannata alla celebrazione del suo proprio niente. Nei salotti si incontrano persone che si vantano, a voce alta e convinta, di essersi private per venticinque anni di questa o quella delizia. Si incontrano anche grandissimi idioti che si gloriano di non ascoltare mai musica, di non aprire mai un libro o di non andare mai al cinema. Ci sono anche quelli che sperano di suscitare ammirazione per la loro assoluta castità. Dopotutto è giusto che se ne vantino: non avranno altre soddisfazioni nella vita.”

“Alla lista infinita dei quesiti umani senza risposta bisogna aggiungere questo: cosa passa per la testa dei genitori ben intenzionati quando, non contenti di farsi delle stranissime idee sui figli, prendono delle iniziative al posto loro?”

“Mi capita di pensare che l’unica nostra specificità individuale risieda in questo: dimmi cosa ti disgusta e ti dirò chi sei. Le nostre personalità non servono a niente, le nostre inclinazioni sono una più banale dell’altra. Solo le nostre repulsioni ci dicono chi siamo veramente.”

I left my soul there
down by the sea.
(sea . morcheeba)

2 Risposte

  1. io adoro la nothomb…tira fuori quel tratto di consapevolezza cinica ke ankio ho dentro, ma ke il “viviamo nel castello incantato”spesso mi fa dimenticare…c’è una cosa da dire…amelie o si ama o si odia…o perkè nn la capisci o xkè ti fa capire troppo cose ke nn volevi sentire…

  2. un commento della mia streghetta è un onore.. =)
    mrauuu
    comunque devo leggermi qualcos altro della nothomb prima di capire bene da che parte sto ;)

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