Vorrei dire che sono molto arrabbiata, ma di una rabbia rassegnata che credevo non facesse parte di me. Sono arrabbiata con il popolo italiano, sono arrabbiata anche con me stessa in quanto cittadina e sono arrabbiata con ogni singola persona che critica il governo, o la sinistra, o gli avvocati di Berlusconi, o il sindaco di Palermo. Sono arrabbiata con i giornalisti e sono arrabbiata con chi critica i giornalisti ma va sui siti dei quotidiani dando loro quella quota di accessi al sito che tanto piace agli inserzionisti pubblicitari, così che i giornali guadagnano una barca di soldi anche con la pubblicità quando ricevono una quantità di finanziamenti dallo Stato [da noi] che fa semplicemente paura. Sono arrabbiata con tutti quelli che sono iscritti, su facebook, ai gruppi contro Berlusconi e il suo governo, quelli che sono fan di “informare per resistere” o “passaparola” e condividono gli articoli e cliccano “mi piace” spesso senza nemmeno leggere, ma solo perchè è figo. Sono arrabbiata con quelli che firmano le petizioni di La Repubblica pensando di avere così esaurito la loro funzione di Bravo Cittadino Attivista. Sono arrabbiata con Napolitano e sono arrabbiata con chi lo condanna, sono arrabbiata con tutti.
Volevo dire che sabato mattina mi sono svegliata e sono andata sul sito di Repubblica [sì, vedi sopra per l'arrabbiatura verso chi va sui siti dei quotidiani], e ho scoperto che Napolitano aveva firmato il decreto. Sabato mattina faceva piuttosto freddo a Palermo, e io avevo dormito poco perchè il mio ragazzo era stato da me fino a notte, ed era arrivato di mercoledì quindi erano un paio di giorni che stavo su una nuvoletta e non sapevo niente di quello che succedeva nel mondo. Era una mattina tranquilla come tutte le altre e io stavo sonnacchiosamente facendo ciò che faccio praticamente ogni giorno quando mi sveglio, ovvero musica e news. E quando ho letto ho pensato che non era così che avrei dovuto scoprire che la democrazia è morta. Avrei dovuto scoprirlo svegliandomi di soprassalto nella notte, sentendo un delirio di voci e grida qui sotto in strada, affacciandomi e vedendo una processione di gente incazzata nera che si riversava in strada per raggiungere i centri del potere e fermarsi lì fuori, dicendo “non ci muoviamo di qui finchè non ritirate quel decreto”, o qualcosa del genere. Allora sarei andata immediatamente sul sito di Repubblica per capire cosa fosse successo, mi sarei vestita, avrei trovato la mia coinquilina in cucina che faceva il caffè, avrei chiamato il mio ragazzo e gli avrei detto “mi trovi al municipio, vieni”. Ma se io vivessi in un paese in cui una cosa del genere è possibile, non ci sarebbe nemmeno stato bisogno di tutto questo: perchè quel decreto non solo non sarebbe mai stato firmato, ma non sarebbe nemmeno stato concepito.
Perchè li avremmo fermati prima.
Ora non li fermeremo più. Ci terremo questa merda finchè vivremo in Italia, o finchè non ci sarà una guerra e capiremo che la stiamo perdendo, perciò decideremo di metterci con i più forti sostenendo che siamo soggiogati da un dittatore – come facemmo sessant’anni fa.
Vorrei dire che sono tanto arrabbiata perchè siamo una terra di geni e di menti superiori, l’ho sempre creduto e lo penserò sempre, siamo un popolo di artisti, di persone che sanno cavarsela, di luminari, scienziati e persone che sanno costruire rapporti umani solidi ed appaganti. Siamo un popolo caldo e appassionato. Forse dovremmo iniziare ad essere così appassionati anche del bene comune.
Vivere a Palermo mi ha fatto capire quante contraddizioni esistano in questo paese. E la cosa che più mi manda in bestia è la noncuranza, il disinteresse più totale per il suddetto Bene Comune. Alla gente non importa niente di mantenere la città pulita ed ordinata, e critica lo Stato che non è in grado di farlo. Forse questa gente non sa che lo Stato siamo tutti noi. Allo stesso tempo, ed è qui la contraddizione, i palermitani AMANO questa città con un patriottismo che al Nord disconosciamo, un amore verso la propria terra che al Nord non esiste; eppure si direbbe il contrario visto lo stato in cui versano le città siciliane rispetto a quelle settentrionali. E non sto parlando di efficienza dei trasporti pubblici o degli uffici della pubblica amministrazione, niente di così complicato e intricato: sto parlando di un parco con un cestino ogni cinque metri, e le carte di McDonalds sparse nel prato. E’ questo che non mi torna, è questo che mi manda in palla totale: non capisco come sia possibile.
Volevo dire che “noi giovani” non siamo tutte delle teste di cazzo. Che al telegiornale di noi si parla solo quando ci sfracelliamo contro un palo perchè siamo strafatti di cocaina e anfetamine alle sei di domenica mattina, dopo una notte in discoteca, o quando facciamo soprusi su coetanei più deboli, o quando noi ragazze ci denudiamo e scopiamo con 4 o 5 parlamentari [perchè no, in contemporanea] per fare le veline e poi magari tentare la carriera politica, e magari poi pretendiamo che si festeggi la festa della donna [ma fatemi il santissimo piacere, cosa si festeggia se posso chiederlo?].
Volevo dire che siamo in tanti e voi schifose teste di cazzo non dovete generalizzare. Che tanti di noi si fanno il culo quadro, studiano come dei disperati e sanno sostenere conversazioni sull’ecosostenibilità o sui piani di marketing di un’azienda, sulla politica di Obama e sull’allocazione delle risorse, vanno al cinema a vedere film interessanti e non stronzate alla Natale Ai Caraibi o Scusa ma ti chiamo amore, leggono poesie e vanno a teatro, inventano, creano e imparano. Abbiamo voglia di imparare. Abbiamo voglia di fare. Abbiamo voglia di rovesciare tutto e una buona metà dei nostri discorsi hanno proprio questo come oggetto. Non siamo degli insensibili viziati, abbiamo ancora riserve ad assumere certi comportamenti perchè non vogliamo dare dispiaceri ai nostri genitori, cui siamo riconoscenti anche se abbiamo imparato a guardarli con occhio critico. Siamo comunicatori, architetti, creativi, aspiranti avvocati e magistrati, medici, siamo appassionati di filosofia, politica e letteratura, siamo fotografi e grafici e artisti, ma lavoriamo nei call center e nei bar – quando ci riusciamo – perchè qualche stronzo ignorante con i genitori ricchi sfondati ci ha scavalcati, e siamo gli unici a capire davvero cosa significa Meritocrazia. Sappiamo farci bastare i soldi che abbiamo ma abbiamo sempre voglia di viaggiare, di muoverci, di imparare. Ci impegnamo anche più di quanto ci viene richiesto per farci notare, anche se poi voi notate sempre quelli che hanno più soldi o quelle che hanno la maglietta più corta. Fondamentalmente, ci fate schifo. E vogliamo andarcene da questo paese. Anche se lo amiamo, e vorremmo restare.
Purtroppo il nostro volercene andare ci impedisce di fare davvero protesta seria. Preferiamo andare avanti per la nostra strada, concludere gli studi o raccogliere i soldi a sufficienza per levare le tende. E lasciare i nostri connazionali nella merda. Una merda che – comunque – hanno votato e continuano a votare. Ed è per questo che l’Italia non migliorerà mai: perchè voi stronzi ci avete fatto passare la voglia di lottare. Ne avevamo tanta. Si è addormentata. O se n’è andata, lasciando il posto alla voglia di andarsene via.
Restate qui, restate qui con quella parte di noi che si sfascia di anfetamine in discoteca, che guarda il vostro grande fratello e i vostri telegiornali. Preferite loro, noi lo sappiamo. Mandateci via e morite da soli. Noi vi guarderemo da lontano, e saremo anche in grado di sentirci in colpa per essercene andati, nonostante la colpa sia vostra. E forse dei nostri genitori, e di chi vi ha permesso di essere lì dove siete. Non ci mancherete, noi non vi mancheremo. Mancheremo a pochissimi di voi.
Ci mancherà l’Italia, e quando la guarderemo da lontano ci chiederemo se avremmo potuto fare qualcosa. Forse la risposta sarà sì. Cercheremo di non ascoltare. E’ quello che volete insegnarci a fare, e forse ci state riuscendo perfino con noi. Non ci avete lobotomizzati, questo è vero. Non siete riusciti a massificarci. Ma avete comunque vinto: siete riusciti a farci rassegnare.
Personalmente dichiaro finita la mia -povera, più mentale che fattuale- lotta. Bandiera bianca. Spero soltanto di andarmene presto, e se rimarrò spero semplicemente di avere a che fare il meno possibile con voi. Amen.
“è la storia di una società che precipita, e che mentre sta precipitando si ripete per farsi coraggio: fino a qui tutto bene. fino a qui tutto bene. fino a qui tutto bene. il problema non è la caduta, ma l’atterraggio.”
L’ODIO – Mathieu Kassovitz
e quanto mi brucia studiare la legislazione, in questo periodo, non te lo puoi nemmeno immaginare.
io non mi raccapezzo -dopo un anno passato attivamente a lottare contro il vuoto che mi\ci circondava, ho perso QUASI ogni speranza.
l’articolo 9 della costituzione opera una distinzione fondamentale che gli italiani non hanno mai capito: si parla di Repubblica e non di Stato. perché ERA anche opera dei cittadini prendersi cura di quello che c’era da proteggere e promuovere. ed era diritto dei cittadini pretenderlo. è dovere e diritto dei cittadini. e lo sarà, e prima o poi gli italiani lo capiranno.
quell’articolo avrebbero dovuto schiaffarlo in ogni dove, avrebbero dovuto stamparlo sui muri delle aule di tutte le scuola -altro che crocefissi, avrebbero dovuto tatuarcelo addosso, avrebbero dovuto marchiarlo a fuoco sulla pancia di chi non l’ha rispettato, di chi ha fatto finta di dimenticarlo, di chi l’ha dimenticato.
parlo al passato, che tristezza. ma non è troppo tardi.
io non lo so, fiò, non si può dire “mi sono arresa, hanno vinto loro”. si può dire “continuerò, in silenzio, nel mio piccolo”. certo, un giorno ce ne andremo da qui, tutti, perché anche fare il barista all’estero è più dignitoso e perché sogniamo di vivere in città in cui si lotti tutti insieme contro l’inquinamento, le ingiustizie, le schifezze (anzi, no, le schifezze le fanno solo qui). un giorno ce ne andremo ma per ora siamo ancora qui. dobbiamo continuare a gettare le carte nei cestini, ad indignarci leggendo i quotidiani, a non guardare la tv per non essere infettati, a non dare il voto sbagliato, ad agire secondo coscienza (perché noi ce l’abbiamo, ancora.), a non credere in quelle che ci dicono essere leleggidelmercato, a sorridere delle piccole cose e a trovare una strada che sia giusta.
ce ne andremo, ma per tornare migliori, più motivati, propositivi. non per fuggire.
fiò, parliamoci chiaro, la nostra etica non ce lo permette. e io ne sono sicura: siamo masochisti, ma non codardi.
non fuggiremo. di allontaneremo, ci sdoppieremo, di uccideremo per continuare ad essere coerenti ma gli unici conigli che continueremo a stimare saranno solo quelli coi panciotti e gli orologi da taschino.
e la tastiera di questo pc fa cagare e digita le lettere a cavoli suoi ma fa niente. capirebbimi lo stesso.
beh chià. naturalmente alzare bandiera bianca non significa che non continuerò ad incazzarmi, a fare la differenziata [a palermo la differenziata è poco conosciuta come entità, anzi proprio come parola forse - anche se in alcune zone la stanno iniziando], a dire che mi fanno schifo, ad apprezzare le piccole vittorie e a guardare gli interventi di travaglio e, in caso di conversazione con altra gente, sosterrò quello che ho sempre sostenuto. quello di cui mi sono resa conto è che faccio tutte queste cose senza essere realmente convinta che questo paese cambierà. e davvero non credo sia possibile. credo che le piccole vittorie soccombano rispetto alle grandi ingiustizie che sono talmente tante, e ne scopro ogni giorno, che non basterebbero mille anni per sanarle. e no, non siamo codardi, ma c’è un “sano egoismo” che dobbiamo tenerci addosso e, fondamentalmente, mettere per primo. fare una vita di schifo per degli stronzi ignoranti non è fare il meglio per sè stessi.